Laboratorio de fotografia y video – Sampierdarena GE

Abbiamo cominciato così. Nell’estate caldissima del 2010. Il progetto, finanziato da SENAMI – Secreteria Nacional del Migrante, prevedeva dei laboratori di fotografia e video rivolti a ragazzi tra i 15 e 22 anni di origine latina nel quartiere di Sampierdarena a Genova, dove la presenza di stranieri è una delle più alte d’Italia.

Troppo spesso l’immagine, soprattutto quando si parla di immigrazione, viene subita passivamente. L’obbiettivo dei corsi è di trasmettere le basi della tecnica video-fotografica (costruzione dell’immagine ..) e nel frattempo offrire spunti di riflessione su questi linguaggi ( come rappresentare uno spazio, fotografia e stereotipia, i diversi modi di narrare per immagini..)

La scommessa è che attraverso i corsi i ragazzi possano padroneggiarne questi linguaggi, anzichè subirli.

Abbiamo voluto cercare e conoscere i ragazzi uno ad uno per creare un gruppo di lavoro che nei futuri due – sarebbero diventati tre – mesi volesse per tre giorni a settimana lavorare a questo progetto.

Molti dei ragazzi non conoscevano assolutamente le macchine analogiche. A tutti è stata data quindi una camera a pellicola, rullini ed è stata attivata una convenzione con un fotografo della zona per lo sviluppo stampa gratuiti. L’importante era scattare, molto, prendere mano con uno strumento nuovo che richiedeva una riflessione preliminare allo scatto.

Un primo gruppo di 12 lezioni ha offerto un’ introduzione alle tecniche fotografiche di base, indispensabile al raggiungimento di un sufficiente livello tecnico.

Un secondo gruppo, dal carattere più strettamente laboratoriale ha indagato da più versanti il rapporto tra comunicazione visiva e società, affrontando diversi temi:

la “grammatica” della fotografia ovvero come un linguaggio tecnico può venir utilizzato per raccontare qualcosa (bianco e nero o colore, l’importanza del punto di vista, della luce, dell’inquadratura, etc..)

i “contesti” della fotografia nella comunicazione attuale. Il linguaggio giornalistico, quello pubblicitario, quello familiare.

Ognuno dei ragazzi ha sviluppato un progetto – anche in base alle proprie inclinazioni.. abbiamo visto improbabili gite di famiglia, giovani pandilleros che sfoggiavano l’argenteria in giro per Genova, reportage su donne ecuadoriane al limite della sopravvivenza, e tante tante foto sovraesposte e sfocate.

Alcune di queste storie sono poi state raccolte insieme ai ragazzi sotto forma di intervista. Da qui è nato il lavoro collettivo 5storiein33minuti